GIANNI DOVA
Roma, 8 gennaio 1925 – Pisa, 14 ottobre 1991
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Nasce a Roma, ma ben presto si trasferisce con la famiglia a Milano, dove frequenta l’Accademia di Brera negli anni a ridosso della guerra. Le sue prime opere note, che espone anche in mostre collettive nel 1946-1947, derivano dalla fascinazione per il surrealismo picassiano. Alla fine del decennio Dova si avvicina al MAC Movimento Arte Concreta, indirizzandosi quindi verso un’arte più oggettiva e realizzando opere astratto-geometriche proposte anche per la decorazione architettonica. Ma già dal 1950, anche a seguito della sua “adesione” al movimento dell’Arte Spaziale voluto da Lucio Fontana, Dova inizia a proporre un linguaggio più propriamente informale, fatto di “macchie” di colore che sono il risultato di una poetica fondata sulla gestualità: il caso si sposa con la volontà artistica dando origine a opere suggestive e affascinanti, in cui esseri ancestrali galleggiano nello spazio e stelle luminose compongono sconosciute galassie. Il periodo “nucleare” è molto breve, seppur assai prolifero, ed è seguito da una stagione artistica invece molto lunga, che segna anche il momento di maggior successo e notorietà, in cui Dova sviluppa un linguaggio che guarda alle esperienze neosurrealiste internazionali, dando forma, nei suoi dipinti, a un mondo fatto di presenze ammiccanti collocate in spazi sconosciuti. L’ultimo decennio di attività coincide con un cambio radicale nel suo fare artistico: gli spazi algidi, quasi “vetrificati”, degli anni precedenti lasciano il campo alla rappresentazione fantastica di una natura esplosiva e luminosissima, un inno alla vita reso con guizzanti e libere pennellate di colore puro.
Gianni Dova nel 1976
