ARTURO VERMI
Bergamo, 26 marzo 1928 - Paderno D’Adda (LC), 10 ottobre 1988
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Autodidatta, si avvicina alla pittura realizzando opere vicine all’espressionismo tedesco. Nel 1956, entrato in contatto con gli ambienti di Milano, la sua ricerca si rivolge all’ambito informale. Dal 1959 soggiorna per un biennio a Parigi. Nel 1961 fonda, con Sordini, Verga, Ferrari, La Pietra e Lucia, il Gruppo del Cenobio. Nel 1964 risiede alle Botteghe di Sesto San Giovanni, dove frequenta Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Marco Carnà, Lino Marzulli e Lino Tinè; contemporaneamente si lega professionalmente all’architetto Arturo Cadario. Negli stessi anni le sue personali sono ospitate da importanti gallerie italiane e prestigiosi spazi espositivi, come la Rotonda di via Besana a Milano e il Palazzo delle Prigioni Vecchie a Venezia. Il 1975, da lui definito Anno Lilit, segna una svolta profonda nella sua ricerca: ha inizio il periodo della felicità che lo porterà alla prima edizione della rivista «L’Azzurro» e alla stesura del Manifesto del disimpegno. Il secondo numero de «L’Azzurro» verrà distribuito alla Biennale di Venezia del 1978. Il Ministero della Pubblica Istruzione gli commissiona un documento sulla sua opera da utilizzarsi quale supporto didattico per le scuole superiori. Trasferitosi in Brianza, risiede prima a Verderio, poi a Paderno D’Adda, in provincia di Lecco. Nel 1980 progetta e incide la Sequoia, una sorta di tavola dei Comandamenti che, l’anno successivo, nel corso di un viaggio in Egitto con Antonio Paradiso e Nanda Vigo, restituirà a Mosè sul Monte Sinai.