RACHELE BIANCHI
Milano, 22 settembre 1925 – 23 settembre 2018
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Cresciuta in una famiglia di industriali fatica a far comprendere la sua inclinazione arrivando anche allo scontro. Nel 1948 si iscrive a un corso di disegno per corrispondenza, ma si dichiarerà sempre un’autodidatta. Non frequenta l’Accademia di Belle Arti e non dichiara riferimenti per specifiche ricerche o correnti a lei contemporanee. Chiusa nel suo studio, una stanza della sua casa in via Parini produce ininterrottamente per settant’anni, divisa tra le incombenze di moglie e madre, e le esigenze di artista. Risalgono agli anni '50 i suoi primi disegni, e da subito inizia a sperimentare la cartapesta, la terracotta, il gesso. Rachele plasmerà per tutta la vita la materia, ma al centro c’è sempre lei, la donna in tutte le sue declinazioni. A partire dagli anni Sessanta, ma in modo più continuativo dai primi anni Novanta, le sue opere sono esposte in mostre personali o collettive, presso gallerie d’arte o presso luoghi di cultura e istituti internazionali in tutta Europa.
Fondamentale il suo rapporto con Ada Zunino, donna del mondo dell’arte, specializzata in scultura italiana e internazionale che nel 1993 organizza la prima mostra nella sua galleria. Sono gli anni in cui la sua opera viene analizzata dalla critica. Abbandona le linee dure e le forme simili ad armature e inizia a produrre sculture dalle forme più dolci, con vestiti fatti da onde e balzi e volti con sguardi più rasserenati. Gli ultimi anni della sua produzione sono rappresentati da un ritorno alla pittura e al disegno. Il 2 novembre 2019, a un anno dalla sua morte, il nome di Rachele Bianchi è iscritto tra i cittadini benemeriti e illustri nel famedio del cimitero monumentale di Milano. Suo il monumento Personaggio posato nel 2019 in via Vittor Pisani, prima opera dedicata alla Donna di Milano.